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È noto soprattutto come l'autore de "La ricchezza delle nazioni", pubblicato nel maggio del 1776, e che è stato per due secoli un testo di riferimento per l'economia. È in questo testo che si trova la famosa metafora della mano invisibile.
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2 Contributo alla Teoria economica 3 Bibliografia 4 Argomenti correlati |
Biografia
Nel 1737 cominciò a frequentare a (Glasgow) l'università locale (una specie di istituto di istruzione superiore) e, dal 1740, proseguì gli studi a Oxford in un ambiente tradizionalista e autoritario. Nel 1746 tornò a Kirkcaldy, per proseguire gli studi privatamente.
Dal 1748 al 1751 tenne diverse pubbliche conferenze ad Edimburgo, su argomenti la retorica e la letteratura inglese. Grazie a queste, nel 1751 fu nominato docente di logica e poi di filosofia morale all'università di Glasgow.
Nel 1759 pubblicò la "Teoria dei sentimenti morali", nella quale affermava che ciascuno dovrebbe comportarsi giudicandosi come farebbe uno spettatore imparziale ben informato. Questo in quanto ognuno di noi desidera l'approvazione dei propri simili, visto che vive in società.
Nel 1764 accettò l'incarico di tutore di un giovane aristocratico, che accompagnò in una escursione per il continente europeo. In questo modo venne a contatto con il meglio dell'intellighenzia dell'epoca (tra cui Voltaire, d'Alembert e François Quesnay).
Dal 1767 al 1773 abitò con la propria madre a Kirkcaldy, dove cominciò a scrivere la sua opera più nota, in seguito si trasferì a Londra. Nel 1776, mentre l'Inghilterra combatteva contro gli indipendisti americani, fu pubblicata "La ricchezza delle nazioni".
Nel 1778 fu nominato Commissario delle dogane per la Scozia (ad Edimburgo).
La produttività, sempre secondo Smith, dipende complessivamente dalla divisione del lavoro
raggiunta in una determinata società. E tale livello di divisione del lavoro, dipende
dall'ampiezza dei mercati.
Pertanto Smith è contrario a misure statali che ostacolino il commercio, diventando in un certo
senso il fondatore del liberismo economico.
Nell'analisi della divisione del lavoro distingue tre categorie sociali, alle quali corrispondono
tre diverse forme di reddito:
Realisticamente Smith osserva che il diverso potere contrattuale fa sí che i lavoratori ricevano un salario di sussistenza, mentre i capitalisti percepiscono un sovrappiù necessario per ricostituire le scorte iniziali e pagare i salari (di sussistenza). Quel che avanza ai capistalisti può essere impiegato per incrementare la capacità produttiva oppure speso nei cosiddetti "consumi improduttivi" (ovvero i consumi di coloro che non lavorano "produttivamente" e i beni e servizi di lusso).
La divisione del lavoro implica un certo coordinamento tra i diversi soggetti economici, affinché ogni cosa prodotta trovi un suo acquirente, e si riescano a trovare tutti i beni intermedi necessari per la produzione di tali beni.
Smith ritiene che sia il mercato con i suoi prezzi a svolgere tale funzione di coordinamento. Infatti ritiene che la concorrenza faccia sì che in presenza di uno squilibrio tra domanda e offerta di un bene, il prezzo di mercato si modifichi al punto che alcuni operatori si rivolgano ad altri beni oppure siano stimolati ad acquistare/produrre una maggiore/minore quantità di quel bene.
Questo meccanismo autoregolatore del mercato non ha bisogni di interventi statali, ma funziona con il comportamento
egoistico dei soggetti economici, grazie ad una mano invisibile (metafora sopravvissuta fino ai giorni nostri).
Contributo alla Teoria economica
Smith, contrariamente al pensiero corrente dei mercantilisti, ritiene che la ricchezza di una nazione non è il reddito complessivo della stessa, ma piuttosto il tenore di vita e pertanto il reddito pro capite.
Essendo questo il rapporto tra reddito compessivo e popolazione, è (oggi) chiaro che dipende sia dal numero di cittadini che lavorano che dalla loro produttività.
che differiscono dal pensiero del suo tempo (agricoltori, artigiani, nobiltà e clero).
In pratica sostituisce categorie di pensiero di una società che andava scomparendo con nuove
categorie della nascente società capitalistica.Bibliografia
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