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Se non fosse stato per l'intervento di Venere, che scatenò il fuoco fatuo tra i capelli di Iulo, Enea sarebbe rimasto a Cartagine disobbedendo al suo fato. Giunto alle coste italiche perse due persone a lui care il timoniere Palinuro e la nutrice Caieta. Ma approdò anche a capo Miseno dove incontrò la Sibilla che l'accompagnò nella discesa negli Inferi attraverso una grotta del lago Averno: qui vide le grandi anime che segneranno il destino di Roma. Giunto alle coste presso Lavinio vide l'avverarsi della profezia di Celeno, i compagni di Enea e persino Iulo svuotarono la stiva e colti dalla fame divorarono pure le mense fatte di pane nero duro. Ma non poterono riposarsi a lungo: qualcuno come Turno, non potè tollerare l'arrivo degli stranieri. Enea dovette così stringere patti con re Latino di Lavinio che promise sua figlia in mano ad Enea per la nuova stiripe, con alcuni lucumoni etruschi e con il re Evandro di origine arcadica che stava in un villaggio sul colle Palatino. La Furia Aletto innescò la guerra facendo uccidere la Cerva Sacra dei Rutuli (capeggiati da Turno) da Pallante e Iulo. La guerra italica si scatenò falciando innumerevoli persone ed eroi: Camilla, Pallante, Eurialo, Niso e Mesenzio trovarono l'Ade nei campi di battaglia. Il duello tra Enea e Turno sigilla la guerra. Vince Enea. Ascanio fondò Albalonga. Da Numitore discesero Romolo e Remo. Romolo cingendo l'area sacra del colle Palatino con l'aratro fondò Roma. Era il 21 aprile 753 a.C.