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I primi uomini ad elaborare un concetto di geografia sono stati i Greci, che ne hanno coniato il nome. Tuttavia la loro scienza si limitava a descrizioni molto sommarie e rudimentali del mondo, perciò si dovette attendere Strabone (vissuto in età incerta, ma compresa fra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C.), che compose un'imponente "Storia" (pervenutaci solo in pochi frammenti) ed una non meno importante e completa "Geografia", che invece ci è giunta in buone condizioni.
Nel Medioevo questa scienza cominciò a regredire, in quanto spesso contaminata da credenze religiose: si ebbero così poche opere, che hanno per noi oggi l'aspetto di cataloghi, o carte molto approssimate e addirittura spesso inventate. Fanno eccezione i geografi Arabi, che crearono opere di estrema qualità, come per esempio il "Libro del Re Ruggiero", di Idrisi (del XII sec. d.C.).
Con le grandi esplorazioni terrestri dirette in Asia (il "Milione" di Marco Polo ne è un esempio affascinante) e quelle marittime verso le Americhe, l'uomo "riscoprì" la passione per la geografia. Sono infatti del XVI sec. i primi atlanti, e del XVII sec. i tentativi di Varenio di sistemare la scienza geografica.
Nel Settecento si cominciò a intendere come scopo principale della geografia la raccolta di dati sulle caratteristiche fisiche, sociali, economiche, storiche di ogni paese. Nell'Ottocento nacque la cosiddetta geografia moderna, per merito (soprattutto) dei tedeschi Von Humboldt (che ne fondò l'indirizzo naturalistico) e Ritter (che ne fondò l'indirizzo antropico-storico): con il passare del tempo questi due indirizzi si fusero poi in uno solo.
La geografia si suddivide in: