Repubblica Romana

Vedi anche Repubblica Romana (XIX secolo).


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serie Storia di Roma.
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La Repubblica Romana (Res Publica Romana) come governo di Roma e dei suoi territori viene datato a partire dal 509 a.C fino alla fondazione dell’Impero Romano nel 44 a.C o 27 a.C.

La città di Roma sorge sul fiume Tevere molto vicino alla costa del Mare Tirreno. Marcava il confine settentrionale del territorio nel quale veniva parlato il latino, e quello meridionale dell'Etruria, il territorio nel quale si parlava la lingua Etrusca.

Table of contents
1 Istituzioni Governative
2 Storia della Repubblica
3 La leggendaria fondazione di Roma - 753 AC
4 La fondazione della Repubblica - 509 AC
5 Patrizi e Plebei
6 L'invasione dei Galli
7 La fine della Repubblica - 133-31 AC
8 La rivolta spartachista: 73-71 AC
9 La fine della Repubblica
10 Riferimenti

Istituzioni Governative

I Romani osservavano due principi per i loro ufficiali: l' annualità ovvero l'osservanza di un mandato di un anno, e la collegialità ovvero l'assegnazione dello stesso incarico ad almeno due persone alla volta. Il supremo ufficio di console, ad esempio, era sempre retto da due uomini contemporaneamente, ognuno dei quali esercitava un potere di mutuo veto sulle azioni dell'altro. Se l'esercito romano scendeva in campo sotto il comando dei due consoli, questi alternavano i giorni di comando. Gran parte degli altri incarichi erano rette da più di due uomini - nella tarda Repubblica c'erano 8 pretori all'anno e 20 questori.

I dittatori erano un'eccezione all'annualità e alla collegialità, mentre i censori lo erano solo per l'annualità. In periodi di emergenza (sempre militari) un singolo dittatore veniva eletto con un mandato di 6 mesi in cui aveva da solo la guida dello stato]. Su base regolare, ma non annuale, venivano eletti due censori: ogni cinque anni per un termine di 18 mesi.

Le legioni formavano l'ossatura della potenza militare Romana.

Storia della Repubblica

La leggendaria fondazione di Roma - 753 AC

I Romani erano convinti che la loro città venne fondata nel 753 AC, da Romolo e Remo. Venne in seguito, come vuole la tradizione governata da Re per diversi secoli.

La fondazione della Repubblica - 509 AC

Già nell'epoca dei re, Roma aveva acquistato nel Lazio una supremazia che le derivava dal fatto di essere il più forte baluardo contro i tentativi d'invasione della valle del Tevere da parte delle popolazioni circostanti: gli Etruschi, gli Equi e i Volsci, che premevano sui confini attratti dalla fertile pianura. Ciò le aveva consentito di organizzare, sotto la sua direzione, una Lega Latina composta da varie cittadine laziali. Tale lega si estese al punto tale da incorporare una dietro l'altra, tutte le zone di confine, arrivando a conquistare così tutta l'Italia. Gli Etruschi riuscirono ad avere per un certo tempo il sopravvento ed a comandare su Roma e sul territorio circostante . La fine di questa dominazione è segnata dal tradizionale racconto della cacciata di Tarquinio il Superbo.

La versione di Livio della fondazione della Repubblica sostiene che l'ultimo Re di Roma, Lucio Tarquinio il Superbo (superbus, "il soraggioso") aveva un figlio particolarmente sgradevole, Sesto Tarquinio, che violentò una nobildonna Romana, Lucrezia. Lucrezia costrinse la sua famiglia a entrare in azione raccogliendo gli uomini, dicendogli cosa era accaduto e uccidendosi in seguito. Essi erano obblicati a vendicarla, e guidarono una rivolta che fece fuggire la casa reale, i Tarquini, che lasciarono Roma per l'Etruria.

La leggenda narra che il sovrano esule si rivolse a Porsenna, re della città etrusca di Chiusi, per averne l'appoggio militare e rientrare, così, in Roma. Porsenna accolse la preghiera del monarca appartenente alla sua stessa stirpe, si mise personalmente alla testa delle truppe e marciò verso la città. Giunto nei pressi, pose l'assedio; ma gli atti di valore dei Romani - Orazio Coclite, Muzio Scevola, Clelia - furono tali che, dopo qualche tempo, il re di Chiusi giudicò più utile abbandonare l'amico e l'impresa.

Le ostilità con gli Etruschi si protrassero poi per lunghi anni, specialmente per la conquista della città di Veio, il cui assedio rimase memorabile come quello di Troia. Esso durò dieci anni e per la prima volta i soldati romani ricevettero uno stipendio a compenso del prolungato abbandono dei campi e della conseguente perdita dei raccolti.

Il marito di Lucrezia, Lucio Tarquinio Collatino e Lucio Junio Bruto vinsero le elezioni come primi due Consoli, i principali ufficiali della Repubblica. (Il Marco Junio Bruto che assassinò Giulio Cesare sosteneva di discendere dal primo Bruto).

I primi Consoli assunsero il ruolo del Re con l'eccezione dell'alto sacerdozio nell'adorazione di Jupiter Optimus Maximus nel grande tempio sul colle Capitolino. Per quel comptio i Romani elessero un Rex sacrorum o "Re delle cose sacre". Fino alla fine della Repubblica l'accusa che un uomo potente volesse dichiararsi Re rimase una di quelle che rovinavano una carriera. (Gli assassini di Giulio Cesare sostennero che agirono in quel modo per prevenire che venisse ristabilita una monarchia esplicita).

Patrizi e Plebei

La popolazione di Roma era divisa in patrizi e plebei. Queste parole hanno preso una tale differente connotazione di benessere e oridinarietà, nella nostra lingua, che devono essere esaminate nel loro contesto Romano. Le due classi erano ancestrali ed ereditarie. L'appartenenza ad una classe era fissata dalla nascita piuttosto che dal benessere, e anche se i patrizi, all'inizio della Rpubblica, avevano monopolizzato i principali incarichi politicai e probabilmente gran parte del benessere, ci sono sempre segni di plebei benestanti nelle registrazioni storiche, e molte famiglie patrizie avevano perso sia il loro benessere che l'influenza politica, durante la tarda Repubblica. Era possibile passare da una classe all'altra tramite l'adozione, come fece il politico Clodio, che fece in mododi farsi adottare in un ramo plebeo della propria famiglia, per scopi politici, nella tarda repubblica, ma questo avveniva raramente. Per il II secolo AC la classificazione aveva un significato predominante delle funzioni religiose - molti sacerdozi eramno limitati ai patrizi.

Le relazioni tra patrizi e plebei arrivarono talvolta a punti di grande tensione, tali da portare i plebei a secedere dalla città - i plebei se ne andavano letteralmente dalla città, portandosi dietro famiglia e beni mobili, e accampandosi sulle colline fuori dalle mura. Queste secessioni avvennero nel 494 AC, 450 AC, e attorno al 287 BC. Il loro rifiuto di continuare a cooperare con i patrizi portò a cambiamenti sociali in ogni occasione. Nel 494 BC, a circa soli 15 anni dalla fondazione della Repubblica, i plebei per la prima volta elessero due capi, ai quali diedero il titolo di tribuno. la "plebe" fece giuramento di tenere i suoi capi 'sacrosanti' o inviolati, durante il mandato del loro incarico, e che la plebe avrebbe ucciso chiunque avesse fatto loro del male. La seconda secessione portò ad un ulteriore definizione legale dei loro diritti e doveri e portò il numero di tribuni a 10. L'ultima secessione diede il voto al Concilium Plebis o "Concilio dei plebei", la forza della legge - quello che oggi chiamiamo "plebiscito".

L'invasione dei Galli

La fortuna di Roma, che in quel periodo era diventata una delle più grandi potenze, fu sul punto di tramontare per sempre nel 387 AC, quando orde di Galli Sènoni oltrepassarono l'Appennino e si diressero sulla città. Invano i Romani cercarono di fermarli; atterriti da quelle barbe selvagge, da quegli elmi muniti di corna, vennero facilmente vinti e i Galli, entrati nella città, la devastarono. Solo pochi guerrieri romani, che si erano ritirati sul Campidoglio (a cui è legata la leggenda delle oche), continuarono a resistere. I Galli erano riusciti ad assediare la città. I difensori cominciarono ben presto a soffrire la fame. Più volte, guardando le oche sacre che vivevano lassù, nel tempio di Giunone, avevano pensato che con quelle avrebbero potuto placare i tormenti del lungo digiuno. Ma le oche erano sacre alla Dea e ucciderle sarebbe stato un sacrilegio. Una notte un valoroso soldato, Marco Manlio, che dormiva presso il tempio di Giunone, sentì risuonare uno strano rumore che lo destò d'improvviso. Prontamente egli afferrò la spada e balzò in piedi. Subito capì che le oche stavano starnazzando. Manlio corse alle mura della rocca, guardò giù... e si trovò faccia a faccia con un Gallo. I nemici tentavano un assalto e in quel momento, appunto, un gruppo di essi si spingeva sopra il parapetto per entrare nella fortezza. In un istante Manlio afferrò il braccio teso del primo Gallo, gli strappò le dita dal parapetto e lo lanciò giù per la rocca. Iniziò a gridare e il clamore delle oche cresceva... cresceva.... In pochi minuti tutti i soldati si destarono ed afferrarono le armi, pronti alla difesa. Gridando, gli eroici difensori della rocca corsero alle mura. La sorpresa dei Galli fallì. In breve, essi furono sconfitti e ricacciati giù. Dopo qualche giorno, tuttavia, costretti dalla fame, i coraggiosi difensori del Campidoglio dovettero venire a patti con i Galli. E furono patti duri: Roma dovette pagare la propria libertà con l'oro: molto, molto oro. Per di più, pesato con le bilance false dei Galli, sulle quali il loro comandante, Brenno, aveva posato la sua spada. Per fortuna, proprio in quel momento, rientrava in Roma Furio Camillo, valoroso generale romano che aveva raccolto e radunato i guerrieri dispersi. Giunto come una furia sulla piazza, si arrestò di fronte a Brenno gridando che avrebbe liberato Roma con il ferro e non con l'oro. Fu il segno della riscossa. I Romani rianimati ripresero la lotta e i Galli furono cacciati dalla città con enormi perdite. Benchè quasi totalmente distrutta, Roma era salva. Fu ricostruita più bella per volere di Camillo, chiamato per questo: Secondo fondatore di Roma.

La fine della Repubblica - 133-31 AC

I successi militari e diplomatici di Roma, attorno al Mediterraneo risultarono in una nuova e inusuale pressione sulle strutture della vecchia città-stato. Mentre la disputa tra fazioni era diventata una parte tradizionale della vita Romana, la posta in gioco era ora molto più alta; un governatore provinciale corrotto poteca arricchirsi più di quanto qualunque dei suoi predecessori potesse avere ritenuto possibile, e un comandante militare di successo aveva bisogno solo delle sue legioni per governare su un vasto territorio. Inoltre, i piccoli proprietari terrieri erano svantaggiati nei confronti delle grandi proprietà mandate avanti dagli schiavi, producendo un grande numero di disoccupati urbani.

A partire dalla riforma agraria di Tiberio Gracco nel 133 AC, le convulsioni politiche divennero sempre più gravi, producendo una serie di dittature, guerre civili, e temporanee tregue armate, nel corso del secolo successivo. Gran parte delle registrazioni politiche del periodo sono sopravissute, e siamo quindi in grado di comprenderle in profondità.

La riforma di Gracco consisteva semplicemente nel mettere delle terre nelle mani dei veterani, ma malignamente, i suoi opponenti al senato risposero alle sue macchinazioni politiche uccidendolo in strada. Il suo fratello minore Gaio Gracco continuò gli sforzi riformatori, promosse l'estensione delle concessioni a tutte le città s'Italia, e stabilì le equites come una nuova forza della politica Romana. Una reazione conservatrice restituì potere al Senato, ma questo proseguì la Guerra Giugurtina del 112-105 AC in maniera deludente, oltre alla Guerra degli schiavi in Sicilia, e alle sconfitte da parte delle tribù germaniche, tra le quali i Cimbri, che distrussero le armate consolari ad Arausio nel 105 AC. Roma venne salvata da Mario, che ottenne diversi incarichi consolari 103-101 AC e sconfisse i Teutoni ad Aquae Sextiae (102) e i Cimbri vicino a Vercellae nell'anno seguente. Ma le riforme militari di Mario erano risultate in un esercito di volontari proletari senza particolare amore per il Senato, e gli alleati politici di Mario usarono l'esercito per minacciare il Senato e far passare delle leggi che ne riducessero il potere. But Marius' military reforms had resulted in an army of proletarian volunteers with no special love for the Senate, and Marius' political allies used the army to threaten the Senate into passing laws reducing the Senate's power. Mario mise un freno ai suoi alleati e si mise egli stesso in una posizione di inferiorità.

Ancora una volta il Senato si rivelò non all'altezza del suo ruolo, e fallì nel gestire il crescente malcontento degli alleati in Italia. Dopo che il riformatore Livius Drusus venne assassinato nel 91 AC, quasi tutti gli alleati italiani di Roma si ribellarono, in quelle che i romani chiamarono la Guerra Sociale (alleati = Socii,). I Romani furono in grado di porre fine alla guerra solo nell'88 AC garantendo la cittadinanza a tutti gli italianiche vivevano a sud del fiume Po.

Allo stesso tempo, Mitridate VI del Ponto invase la Bitinia, l'ultima di diverse provocazioni che, questa volta, costrinsero Roma ad agire. Ma Mario e Silla si contesero il comando dell'esercito, finendo con Silla che marciava su Roma con numerose legione, mettendo fuori legge i suoi avversari e facendo passare leggi che favorivano il Senato. Silla andò uindi in Grecia, sconfisse Mitridate a Chaeronea nellì'86 AC, e tornò nell'83 AC per rovesciare l'alleato di Mario, Cinna. Nell'anno successivo, Silla si assicurò la nomina a dittatore e uso il suo titolo per ridurre il potere dei tribuni e dell'esercito, anche se i cambiamenti non sopravvissero di molto al suo ritiro volontario nel 79 AC.

La rivolta spartachista: 73-71 AC

L'agricoltura su vasta scala nella penisola italiana iniziò a dipendere sulla schiavitù con il sistema dei latifundia, e venne minacciata da una grave rivolta degli schiavi, guidata da Spartaco che durò dal 73 AC al 71 BC

Spartaco era uno schiavo della Tracia, e venne addestrato come gladiatore. Nel 73 AC, assiemem ad alcuni compagni, si ribellò a Capua e fuggì verso il Vesuvio. Il numero di ribelli crebbe rapidamente fino a 70.000, composti principalmente di schiavi Traci, Galli e Germanici.

Inizialmente, Spartaco e il suo secondo in comando Crixus riuscirono a sconfiggere diverse legioni inviate contro di loro. Una volta che venne stabilito un comando unificato sotto Licinio Crasso, che aveva sei legioni, la ribellione venne schiacciata nel 71 AC. Circa 10.000 schiavi fuggirono dal campo di battaglia.

Gli schiavi in fuga vennero intercettati da Pompeo, che stava ritornando dalla Spagna, e 6.000 vennero crocifissi lungo la Via Appia, da Capua a Roma. Anche se Crasso svolse gran parte della lotta contro i ribelli, Pompeo reclamò la vittoria. Questa divenne una fonte di tensione tra i due uomini.

In ultima analisi, una volta che i Romani trovarono la giusta guida, i rebelli vennero sconfitti rapidamente. Questo non toglie nulla alle conquiste di Spartaco, che fu in grado di unire una banda di schiavi in una forza combattente in grado Idi sconfiggere diverse legioni.

L'intero incidente mostrò la debolezza del Senato e del regime della tarda Repubblica Romana.

La fine della Repubblica

Alla fine, il mondo Romano divenne troppo grande e complicato per le strutture della Repubblica, e dopo un periodo di guerra civile, finito con la Battaglia di Actium (31 BC), Cesare Augusto fondò l'Impero Romano.

Senato Romano
altre Assemblee Romane

Dittatore
Console
Pretore
Edile
Questore
Tribuno
Censore
Pontefice massimo
Princeps Senatus
Lictor
Cursus honorum

Periodo iniziale della Repubblica
Lucrezia
Lucius Junius Brutus
Cincinnato
Appius Claudius the Censor

Guerre sannite 327-290 AC

Guerre Puniche
Annibale - vedi Cartagine
Scipio Africanus Major
Scipio Aemilianus
Catone il Censore

Tarda Repubblica
Ahenobarbus family
Giulio Cesare
Tiberio Sempronio Gracco
Gaio Sempronio Gracco
C. Marius
Lucio Cornelio Silla
Gnaeus Pompeius Magnus
Marco Licinio Crasso
Marco Tullio Cicerone
Spartaco

Letteratura latina del periodo della Repubblica
Catullo
Cicerone
Ennio
Fabius Pictor
Lucrezio
Nevio
Plauto
Terenzio

Riferimenti

William G. Sinnigen & Arthur E. R. Boak, A History of Rome to 565 A.D. (Macmillan)





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