Rivoluzione Francese

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La Rivoluzione Francese è un periodo della Storia della Francia che copre gli anni 1789-1799, nei quali la monarchia venne rovesciata e una ristrutturazione radicale venne imposta alla Chiesa Cattolica Romana. Mentre la Francia avrebbe oscillato tra repubblica, impero e monarchia per i 75 anni successivi alla caduta della Prima Repubblica, per mano di Napoleone Bonaparte, la rivoluzione cionondimeno, mise la parola fine all' 'ancien régime''.

Table of contents
1 Cause
2 Storia
3 Vedi anche

Cause

Vedi articolo principale: Cause della Rivoluzione Francese

Molti fattori portarono alla rivoluzione; per certi versi, il vecchio ordine dovette soccombere alla sua stessa rigidità di fronte a un mondo in evoluzione; per altri, cadde sotto l'ambizione di una borghesia rampante, alleata con i contadini e i salariati, e con individui di tutte le classi che furono influenzati dalle idee dell'illuminismo. Con il procedere della rivoluzione e il passaggio del potere dalla monarchia ai corpi legislativi, gli interessi contrastanti di questi gruppi inizialmente alleati divenne fonte di conflitti e di bagni di sangue.

Certamente, tutte le seguenti ragioni devono essere considerate come cause della rivoluzione:

Storia

Preludio, 1770 -1787: Crisi finanziaria

Tutto ebbe inizio quando il re Luigi XVI di Francia affrontò una crisi nelle finanze reali. La corona francese, che era fiscalmente una cosa sola con lo stato, era profondamente indebitata. Durante i regni di Luigi XV e Luigi XVI diversi ministri, soprattutto Turgot, proposero senza successo di rivedere il sistema di tassazione francese per tassare i nobili. Tali misure incontratono una consistente resistenza da parte dei parlements (corti legislative), che la nobiltà dominava.

Poichè il bisogno di aumentare le tasse, pose il re in disaccordo con la nobiltà, i suoi ministri delle finanze erano tipicamente uomini rampanti, generalmente di origine non nobile. Turgot, Chrétien de Malesherbes, e Jacques Necker, l'uno dopo l'altro cercarono di rivedere il sistema di tassazione e di introdurre nuove riforme, come per il tentativo di Necker di ridurre la prodigalità della corte reale. Ognuno di questi venne rifiutato.

Per contro, Charles Alexandre de Calonne, nominato ministro delle finanze nel 1783, ripristinò le spese dissolute reminescenti dell'età di Luigi XIV. Per il momento in cui Calonne riunì un'assemblea di notabili, il 22 febbraio 1787, per descrivere la situazione finanziaria, la Francia era in bancarotta: nessuno voleva prestare al Re fondi sufficienti per andare incontro alle spese del governo e della corte. Secondo Mignet, i prestiti ammontavano a "milleseicentouarantasei milioni... e... c'era un deficit annuale di quarantasei milioni (presumibilmente di livres". [1] Calonne venne sostituito dal suo principale critico, Etienne Charles de Loménie de Brienne, arcivescovo di Sens, ma la situazione sostanziale restò immutata: il governo non aveva credito. Per cercare di porre rimedio, l'assemblea "sancì la costituzione di asemblee provinciali, una regolamentazione del commercio dei cereali, l'abolizione delle corvée, e una nuova marca da bollo; si ruppe il 25 maggio 1787". [1]

La lotta susseguente con i parlaments in un tentativo senza successo di applicare queste misure, mostrò i primi segni aperti che l' ancien régime stava cedendo. Nella lotta seguente,

I parlaments contestarono questa come "tirannia ministeriale". In risposta, diversi nobili, incluso Luigi Filippo II, Duca d'Orleans vennero banditi, il che provocò un'altra serie di decreti in conflitto tra il Re e i parlaments. Il conflitto uscì dalle corti e (oltre la nobiltà) con turbolenze in Delfinato, Bretagna, Provenza, Fiandre, Linguadoca, e Béarn.

Nonostante la teoria che vedeva l' ancien régime della Francia come una monarchia assoluta, divenne chiaro che il governo reale non poteva fare i cambi che desiderava senza il consenso della nobiltà. La crisi finanziaria era diventata anche crisi politica.

Preludio, 1788 - maggio 1789: Luigi XVI convoca gli Stati Generali

Il 13 luglo 1787 il parlamento e la nobiltà avevano richiesto che il Re chiamasse gli Stati Generali; questa richiesta era stata assecondata dagli Stati del Delfinato nell'assemblea di Vizille; il 18 dicembre 1787, il Re promise di convocare gli Stati Generali nel giro di cinque anni; dopo le dimissioni di Brienne, il 25 agosto 1788, e con Necker di nuovo in carica delle finanze nazionali, il Re, l'8 agosto 1788, acconsentì a convocare gli Stati generali nel maggio 1789, per la prima volta dal 1614.

La prospettiva degli Stati generali evidenziò il conflitto di interessi tra il Secondo Stato (la nobiltà) e il Terzo Stato (in teoria, tutta la gente comune, in pratica la borghesia). La società era cambiata dal 1614. Il Primo Stato (il clero) assieme al Secondo Stato rappresentavano solo il 2 percento della popolazione francese. Il Terzo Stato, teoricamente rappresentante del restante 98%, e in pratica rappresentante di una fetta crescente del benessere nazionale, poteva ancora essere messo in minoranza dagli altri due, che storicamente avevano spesso votato assieme. Molti nella classe emergente videro la chiamata degli Stati Generali come una possibilità di guadagnare potere.

In base al modello del 1614, gli Stati Generali sarebbero consistiti di un numero uguale di rappresentanti per ogni Stato. Il Terzo Stato chiese una rappresentanza doppia (che già aveva nelle assemblee provinciali). Questo divenne un soggetto per gli opuscolisti, l'opuscolo più notevole fu quello dell'abate Emmanuel Joseph Sieyès: "Cos'è il Terzo Stato?". Necker, sperando di evitare il conflitto, riunì una seconda assemblea di notabili il 6 novembre 1788, ma, per il suo imbarazzo, questi rigettarono il concetto di rappresentanza doppia. Chiamando l'assemblea, Necker aveva meramente sottolineato l'opposizione dei nobili all'inevitabile poitica.

Un decreto reale del 27 novembre 1788 annunciò che gli Stati generali sarebbero ammontati ad almeno un migliaio di deputati; garantiva inoltre la rappresentazione doppia. In aggiunta, i semplici sacerdoti (curés) potevano servire come deputati per il Primo Stato, e i protestanti per il Terzo Stato. Secondo Mignet, dopo delle elezioni ragionevolmente oneste, "I deputati della nobiltà erano composti da 242 gentiluomini e 28 membri del parlamento; quelli del clero, di 48 vescovi e arcivescovi, 35 abati e decani, e 208 curati; e quelli del Terzo Stato, di due ecclesiastici, 12 nobili, 18 magistrati cittadini, 200 membri delle contee, 212 avvocati, 16 medici e 216 mercanti e agricoltori". Altre fonti danno cifre leggermente differenti, vedi Stati Generali.

5 maggio 1789 - 17 giugno 1789: Dagli Stati Generali all'Assemblea Nazionale

Quando gli Stati Generali convennero a Versailles il 5 maggio 1789, tra l'acclamazione generale, molti nel Terzo Stato videro la rappresentanza doppia come una rivoluzione gia pacificamente conseguita. Comunque, con l'etichetta del 1614 strettamente rinforzata, il clero e la nobiltà in pompa magna, l'ubicazione fisica dei deputati dei tre Stati dettata dal protocollo di un'era precedente, ci fu un immediato suggerimento che in realtà era stato ottenuto molto meno.

Quando Luigi XVI e Barentin (il guardasigilli) si rivolsero ai deputati il 6 maggio, il Terzo Stato scoprì che il decreto reale che garantiva la rappresentanza doppia celava un trucco. Si, avevano più rappresentanti degli altri due Stati combinati, ma il voto si sarebbe svolto "per ordini": i 578 rappresentanti del Terzo Stato, dopo aver deliberato, avrebbero avuto il loro voto collettivo pesato esattamente come quello di uno degli altri Stati. L'intento apparente del Re e di Barentin era quello che tutti andassero direttamente al problema delle tasse. La maggior rappresentanza del Terzo Stato doveva essere solo simbolica, senza dargli nessun potere extra. Necker aveva più simpatia per il Terzo Stato, ma in quell'occasione parlò solo della situazione fiscale, lasciando a Barentin il compito di parlare su come gli Stati Generali avrebbero operato.

Cercando di evitare il problema della rappresentanza e di focalizzarsi unicamente sulle tasse, il Re e i suoi ministri avevano gravemente malgiudicato la situazione. Il Terzo Stato voleva che gli stati si incontrassero come un unico corpo e votassero per deputato. Gli altri due stati, pur avendo le loro doglianze contro l'assolutismo reale, credevano, correttamente, come la storia avrebbe dimostrato, che avrebbero perso più potere verso il Terzo Stato di quello che avrebbero guadagnato dal Re. Il ministro del Re, Necker, simpatizzò con il Terzo Stato, ma l'astuto finanziere era un politico non altrettanto astuto. Decise di far continuare l'impasse fino al punto di stallo prima di entrare nella mischia. Il risultato fu che per il momento in cui il Re cedette alle domande del Terzo Stato, sembrò a tutti una concessione estorta alla monarchia, piuttosto che un dono magnanimo che avrebbe convinto la popolazione della buona volontà del Re.

L'impasse fu immediata. Il primo argomento di trattativa degli Stati Generali fu la verifica dei poteri. Mirabeau, nobile egli stesso ma eletto per rappresentare il Terzo Stato, cercò senza riuscirci di tenere tutti e tre gli ordini in un'unica sala per la discussione. Invece di discutere le tasse del Re, i tre Stati iniziarono a discutere sull'organizzazione della legislatura. La spola diplomatica andò avanti senza successo fino al 27 maggio 1789, quando i nobili votarono per prendere una posizione ferma sulla verifica separata. Il giorno seguente, l'abate Sieyès (un membro del clero ma, come Mirabeau, eletto a rappresentare il Terzo Stato) mosse affinchè il Terzo Stato, che ora si riuniva come i Communes (It.: "Comuni"), procedesse con la verifica e invitasse gli altri Stati a prendere parte, invece di aspettare gli atri due Stati.

Il 17 giugno 1789, con il fallimento degli sforzi per riconciliare i tre Stati, i Communes completarono il loro processo di verifica, diventando l'unico stato i cui poteri fossero stati appropriatamente legalizzati. I Communes quasi immediatamente votarono una misura molto più radicale: essi si dichiararono come Assemblea Nazionale, un'assemblea non degli Stati ma del popolo. Essi invitarono gli altri ordini ad unirsi, ma resero chiaro che intendevano fare gli interessi della nazione con o senza loro.

17 giugno 1789 - 1791: L'Assemblea Costituente e la Presa della Bastiglia

Questa asseblea costituita di fresco si collegò immediatamente ai capitalisti -- la fonte del credito necessario per finanziare il debito pubblico -- e alla gente comune. Essi consolidarono il debito pubblico e dichiararono che tutte le tasse esistenti erano state precedentemente imposte illegalmente, ma votarono le stesse provvisoriamente, solo fintanto che l'assemblea continuava a riunirsi. Questo ridiede fiducia al capitale e gli diede un forte interesse nel tenere l'assemblea in sessione. Per quanto riguarda la gente comune, un comitato di sussistenza venne stabilito per affrontare la carenza di cibo.

Il precedente piano di conciliazione di Necker -- uno schema complesso di concessioni ai comuni su alcuni punti e di forte resistenza su altri -- era stato superato dagli eventi. Non più interessato ai consigli di Necker, Luigi XVI, sotto l'influenza dei cortigiani del suo consiglio privato, si risolse a rivolgersi all'assemblea, annullare il suo decreto, comandare la separazione degli ordini, e dettare che le riforme fossero effettuate dagli Stati Generali restorati.

E' (a malapena) immaginabile che se Luigi avesse semplicemente marciato dentro la Salle des États, dove l'Assemblea Nazionale si incontrava, il suo piano avrebbe potuto riuscire. Invece, se ne restò a Marly e ordinò la chiusura della sala, aspettandosi di impedire all'assemblea di riunirsi per diversi giorni, mentre lui si preparava. L'Assemblea spostò semplicemente le proprie deliberazioni nel campo da pallacorda del Re, dove procedette al Giuramento della Sala della Pallacorda (20 giugno 1789), con il quale si accordò per non sciogliersi finche non fosse stata data una costituzione alla Francia.

Due giorni dopo, privata anche dell'uso della Sala della Pallacorda, l'Assemblea Nazionale si riunì nella chiesa di San Luigi, dove venne raggiunta dalla maggioranza dei rappresentanti del clero: gli sforzi per ripristinare il vecchio ordine erano serviti solo per accelerare gli eventi. Quando, il 23 giugno 1789, in accordo con il suo piano, il Re si rivolse finalmente ai rappresentanti dei tre Stati, si trovo di fronte a un silenzio di pietra. Egli concluse ordinando a tutti di disperdersi, e venne obbedito dai nobili e dal clero, i deputati della gente comune rimasero seduti in un silenzio che venne finalmente rotto da Mirabeau, il sui breve discorso così culminò, "Una forza militare circonda l'Assemblea! Dove sono i nemici della nazione? C'è Catilina alle nostre porte? Io richiedo, investite voi stessi con la vostra dignità, con il vostro potere legislativo, accludete a voi la religione del vostro giuramento. Questo non vi permette di sciogliervi finchè non avrete formato una costituzione". [1] I deputati resistettero.

Necker, cospicuo con la sua assenza dal partito reale in quel giorno, si trovò in disgrazia con Luigi, ma nuovamente nelle grazie dell'Assemblea Nazionale. Quelli del clero, che si erano uniti all'Assemblea nella chiesa di San Luigi, rimasero; 47 membri della nobiltà, incluso il Duca d'Orleans, si unirono a loro; per il 27 giugno, il partito reale aveva ceduto apertamente, anche se la probabilità di un contro colpo militare rimase nell'aria. I militari francesi incominciarono ad accorrere in grande numero attorno a Parigi e Versailles.

Messaggi di supporto inondarono l'Assemblea da Parigi e da altre città della Francia. Il 9 luglio 1789 l'Assembea si ricostituì come Assemblea Nazionale Costituente, rivolgendosi al re in termini educati ma fermi, richiedendo la rimozione delle truppe (che ora includevano reggimenti stranieri, la cui obbedienza al Re era molto più grande di quella delle truppe francesi), ma Luigi dichiarò che lui solo poteva giudicare il bisogno delle truppe, e li rassicurò che queste erano uma misura strettamente precauzionale. Luigi "offrì" di muovere l'Assemblea a Noyon o Soissons: il che vale a dire, di porla in mezzo a due eserciti e privarla del supporto dei parigini.

Parigi fu unanime nel supportare l'Assemblea, vicina all'insurrezione e, nelle parole di Mignet, "intossicata di libertà ed entusiasmo". [1] La stampa pubblico i dibattiti dell'assemblea; la discussione politica si estese oltre ad essa e arrivò nelle piazze e nei salotti della capitale. Il Palais Royal e l'area circostante, divennero il luogo di continui incontri. La folla, con l'autorità degli incontri al Palais Royal, aprì le prigioni dell'Abbazia per rilasciare alcuni granatieri delle Guardie Francesi che erano stati imprigionati, per essersi rifiutati si aprire il fuoco sulla gente. L'Assemblea li raccomandò alla clemenza del Re, questi tornarono in prigione e ricevettero il perdono. Il loro reggimento ora pendeva dalla parte della causa popolare.

L'11 luglio 1789, con le truppe a Versailles, Sèvres, ai Campi di Marte, e a Saint-Denis, il Re, agendo sotto l'influenza dei nobili conservatori del suo consiglio privato, bandì Necker (che andò a Bruxelles), e ricostruì completamente il ministero. Il maresciallo Victor François, Duc de Broglie, la Galissonnière, il Duca di la Vauguyon, il Barone Louis de Breteuil, e l'intendente Foulon, vennero nominati per sostituire Puységur, Armand Marc, Conte di Montmorin, La Luzerne, Saint Priest, e Necker.

Le notizie della dimissione di Necker raggiunsero Parigi nel pomeriggio di domenica, 12 luglio 1789, dove vennero generalmente interpretate come l'inizio di un colpo da parte degli elementi conservatori. La folla si raccolse in tutta la città, compresi più di diecimila al Palais Royal. Camille Desmoulins, secondo Mignet, aizzò con successo la folla "salendo su un tavolo, pistola in mano, esclamando: 'Cittadini, non c'è tempo da perdere; la dimissione di Necker è l'avvisaglia di un San Bartolomeo per i patrioti! Proprio questa notte i battaglioni svizzeri e tedeschi lasceranno i Campi di Marte per massacrarci tutti; una sola cosa ci rimane; prendere le armi!'" [1]

Una folla crescente, che brandiva busti di Necker e del Duca d'Orleans, passò attraverso le strade fino a Place Vendôme, dove misero in fuga un distaccamento dei soldati tedeschi del Re, con una pioggia di pietre. Nella Piazza Luigi XV, i dragoni del Principe di Lambesc spararono al portatore di uno dei busti; anche un soldato venne ucciso. Lambesc e i suoi soldati caricarono, attaccando non solo i dimostranti ma chiunque fosse sulla loro strada.

I reggimenti della Guardia Francese disposti in favore della causa popolare vennero confinati nelle loro caserme. Con Parigi in rivolta generale, de Lambesc, non fidandosi che il reggimento avrebbe obbedito all'ordine, pose sessanta dragoni a stazionare davanti al suo deposito in Chaussée-d'Antin. Ancora una volta, una misura intesa solo a contenere servì a provocare. Il reggimento francese assalì le proprie guardie, uccidendone due, ferendone tre, e mettendo in fuga le altre. La cittadinanza ribelle aveva acquisito un contingente militare addestrato, come si sparse la voce, anche le truppe straniere si rifiutarono di combattere in quella che sembrava una guerra civile con un esercito diviso.

I ribelli si radunarono attorno all'Hôtel de Ville. La sfiducia tra la dirigenza cittadina radunata all'interno dell'edificio e le masse all'esterno venne esacerbata dall'incapacità o dal fallimento dei primi di fornire armi ai secondi. Tra insurrezione politica e saccheggi opportunistici, Parigi era nel caos. A Versailles, l'Assemblea resistette, e entrò in seduta continua in modo da non poter essere, ancora una volta, privata di soppiatto del suo spazio di incontro.

L'assalto alla prigione della Bastiglia 14 luglio 1789, viene commemorato oggi come il Giorno della Bastiglia. Gli insorti invasero l'Hôtel des Invalides per raccogliere armi, a dopo quattro ore di combattimenti, presero la Bastiglia, uccidendo il Marchese Bernard de Launay e diverse delle sue guardie. Anche se solo sette prigionieri vennero rilasciati -- quattro falsari, due lunatici e un pericoloso maniaco sessuale -- divenne un potente simbolo di tutto ciò che era odiato dell' ancien régime. Ritornando all' Hôtel de Ville, la folla accusò il prévôt des marchands (grossomodo il Sindaco) Jacques de Flesselles di tradimento; condotto sulla strada di un apparente processo al Palazzo Reale, venne assassinato.

Dopo questa violenza, i noblili iniziarono a lasciare la nazione.

Inizialmente, l'Assemblea annunciò (e in mggior parte credeva effettivamente) che stava operando nell'interesse del Re e del popolo. In teoria, l'autorità reale prevaleva ancora e il consenso del Re continuava a essere parte del processo di adozione delle nuove leggi.

Il 4 agosto 1789 l'Assemblea abolì il feudalesimo, abolendo sia i diritti signorili del Secondo Stato che le decime raccolte dal Primo Stato. Il 26 agosto pubblicò la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino.

Le leggi passate il 2 novembre 1789, 13 febbraio 1790 e 19 aprile 1790, confiscavano i terreni della Chiesa in favore dello Stato. La Costituzione civile del clero venne passata il 12 luglio 1790 e firmata dal Re il 26 dicembre 1790, trasformando la restante parte del clero in impiegati dello Stato ai quali veniva richiesto un giuramento di fedeltà alla costituzione. Delle nuove banconote vennero introdotte lo stesso anno, causando un'alta inflazione.

1791-1792: L'Assemblea Legislativa e la caduta della monarchia

Il Re cercò di scappare nel giugno 1791 per unirsi ai nobili in esilio, ma la sua fuga verso Varennes non ebbe successo. Egli accettò con riluttanza la nuova costituzione nel settembre 1791, che rendeva la Francia una monarchia constituzionale. Il Re doveva dividere i poteri con l'Assemblea Legislativa eletta (che succedeva all'Assemblea Nazionale), ma manteneva il veto reale e la possibilita si scegliere i ministri.

Emersero nuove fazioni come i Foglianti (monarchici costituzionali), i Girondini (repubblicani liberali) e i Giacobini (radicali rivoluzionari). Il Re, i Foglianti e i Girondini volevano andare in guerra. Il Re voleva la guerra per diventare popolare o essere sconfitto: entrambi i casi lo avrebbero reso più forte. I Girondini volevano esportare la Rivoluzione in tutta Europa. La Francia dichiarò guerra all'Austria (20 aprile 1792) e la Prussia si unì dalla parte austriaca poche settimane dopo. iniziarono così le Guerre Rivoluzionarie Francesi.

La battaglia Franco-Prussiana di Valmy (20 setembre 1792) fu il primo significativo scontro militare delle Guerre Rivoluzionarie Francesi. Anche se una pioggia pesante impedì una risoluzione conclusiva, la superiorità dell'artiglieria francese fu evidente.

1792: La Repubblica

Ciononostante, i combattimenti presto iniziarono ad andare male e i prezzi si impennarono vertiginosamente. Nell'agosto 1792 una folla assalì il Palazzo Reale di Parigi e arrestò il Re. Il 21 settembre 1792 venne abolita la monarchia e proclamata la repubblica. Venne introdotto il Calendario Rivoluzionario Francese.

1792-26 settembre 1795) La Convenzione

Il potere legislativo della nuova repubblica venne conferito alla Convenzione Nazionale, mentre il potere esecutivo andò al Comitato di Sanità Pubblica. I Girondini divennero il partito più influente della convenzione e del Comitato.

Il 21 gennaio 1793 il Re Luigi venne condannato a morte per "cospirazione contro le libertà pubbliche e la sicurezza generale" per un voto di maggioranza alla convenzione (361 a 360). L'esecuzione causò ulteriori guerre con le nazioni europee.

Quando la guerra andò peggio, i prezzi salirono ulteriormente e i sanculotti (lavoratori poveri e giacobini radicali) si ribellarono; attività contro-rivoluzionarie iniziarono in alcune regioni. Questo portò i giacobini a prendere il potere con un colpo parlamentare. Il Comitato di Sanità Pubblica finì sotto il controllo di Maximilien Robespierre. I Giacobini scatenarono il Regno del Terrore (1793-1794). Almeno 1200 persone trovarono la morte sotto la ghigliottina dopo accuse di attività contro-rivoluzionaria. Il minimo indizio di pensiero o attività contro-rivoluzionaria (o, come nel caso di Jacques Hébert, zelo rivoluzionario superiore a quello di coloro che avevano il potere) poteva porre una persona sotto sospetto, e i processi non erano troppo scrupolosi. Questa serie di eventi può essere ragionevolmente paragonata alla Rivoluzione Culturale Cinese.

Nel 1794 Robespierre fece giustiziare Giacobini ultraradicali e moderati, eliminando così il supporto popolare. Il 27 luglio 1794, il popolo francese si ribellò agli eccessi del Regno del Terrore, in quella che divenne nota come la Rivolta di Termidoro. Questa risultò nella deposizione ed esecuzione di Robespierre e molti altri membri di spicco del Comitato di Sanità Pubblica, da parte dei membri moderati della Convenzione. La nuova costituzione dell' anno III venne votata dalla Convenzione il 17 agosto 1795 e ratificata per plebiscito in settembre, entrando in vigore il 26 settembre 1795

26 settembre 1795 - 9 novembre 1799 Il Direttorio

La nuova costituzione installò il Directoire e creò la prima legislatura bicamerale della storia francese. Il parlamento consisteva di 500 rappresentanti (il Conseil des Cinq-Cent) e 250 senatori (il Conseil des Anciens). Il potere esecutivo era conferito a cinque "directors" che venivano nominati annualmente dal Conseil des Anciens in base a una lista proposta dal Conseil des Cinq-Cent.

Il nuovo regime incontrò l'opposizione dei Giacobini e dei realisti restanti. Le rivolte e le attività contro-rivoluzionarie vennero soppresse con successo dall'esercito. In questo mod, l'esercito e il suo Generale, Napoleone Bonaparte guadagnarono molto potere.

Il 9 novembre 1799 (18 Brumaio dell'anno VIII) Napoleone esegui un colpo che portò all'installazione del Consolato; ciò porto effettivamente alla sua dittatura e in seguito alla sua proclamazione come Imperatore, il che portò alla chiusura della fase specificamente repubblicana della Rivoluzione Francese.

Vedi anche

Questo articolo fa uso del testo fuori copyright: History of the French Revolution from 1789 to 1814'', di François Mignet (1824), così come viene reso disponibile dal Project Gutenberg.\n




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