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L'uso del Tricolore fu confermato nell'era napoleonica, durante la quale il Tricolore divenne modello d'ispirazione per gli Stati europei. Con la sconfitta di Waterloo e la restaurazione borbonica, il tricolore fu abolito, ma tornò con la Monarchia di Luglio di Luigi Filippo d'Orléans e da allora rimase sempre la sola bandiera del popolo francese, tranne per un brevissimo periodo durante i moti del 1848 quando si pensò dapprima di sostituirlo con una semplice bandiera rossa e infine si decise di spostare il rosso al centro. Ma il cambiamento non ebbe successo.
Mentre in Europa, dalla Rivoluzione in poi, la Francia fu sempre identificata col Tricolore, altrove, per esempio in Canada, che era stata già colonia francese, alla Francia si associava molto più spesso il giglio d'oro, inviso in madrepatria perché simbolo dell'Antico regime, visto come dispotico. Ancora oggi, nello stemma ufficiale canadese, la Francia non è simboleggiata dal Tricolore ma dallo stendardo reale dell'Antico regime: tre gigli dorati su sfondo azzurro.
Il tricolore italiano è chiaramente ispirato a quello francese. Il disegno comparve per la prima volta come bandiera della Repubblica cisalpina nel 1797, sostituendo al blu il verde, si dice perché di questo colore erano le divise della Guardia Nazionale milanese. Qualche mese prima, la Repubblica cispadana aveva adottato una bandiera con gli stessi colori, però disposti in orizzontale. Nel 1861 il tricolore, caricato con lo stemma dei Savoia, diventerà bandiera del Regno d'Italia. Con la nascita della Repubblica italiana scomparve lo stemma e il tricolore tornò ad essere (con proporzioni diverse) quello del 1797.
Anche il tricolore belga, adottato nel 1831 è ispirato a quello francese: in questo caso i colori sono quelli dello stemma del Brabante. La bandiera di terra, anziché il solito 2:3 come in Francia, in Italia e nella bandiera mercantile del Belgio stesso, ha un insolito formato 13:15, di cui nessuno sa l'origine certa.